Artiterapie intermodali: Disegno onirico e Psicodramma

Alberto Bermolen e Maria Grazia Dal Porto, 1982

Origini del Disegno Onirico

Il Disegno Onirico nasce a Buenos Aires alla fine degli anni ’70 dall’incontro tra arte e psicologia dinamica.

Maria Grazia Dal Porto e Alberto Bermolen, psicoterapeuti e psicodrammatisti, insieme al pittore e storico dell’arte Abel Luis Raggio, da una reciproca fascinazione tra linguaggio artistico e ricerca psicologica, diedero forma un metodo capace di integrare espressione grafica, simbolo e lavoro clinico. In questo scambio nacque un approccio originale, in cui il disegno non è una semplice tecnica espressiva, ma uno strumento di conoscenza, relazione e trasformazione.

(nella foto: Alberto Bermolen e Maria Grazia Dal Porto, Selva di Val Gardena, 1983)

 

Lo sviluppo del metodo tra Buenos Aires e Italia

Il metodo si sviluppò all’interno del Centro de estudios y investigación di Buenos Aires, dove i due psicologi promossero un modello di psicologia integrata che univa psicologia dinamica, psicodramma, gestalt, analisi transazionale, psicosintesi psicologia transpersonale e metodi espressivi come disegno, danza, musica. Dagli anni ’70  agli anni’90 promossero attività di studio, ricerca e formazione, con la collaborazione di un’equipe multidisciplinare di psicologi, psicodrammatisti, psicoanalisti, neuropsichiatri infantili, arteterapeuti, musicoterapeuti e danzaterapeuti.

A partire dal 1977 Dal Porto e Bermolen iniziarono a operare anche in Italia, collaborando con istituzioni educative e formative e organizzando seminari di formazione per psicologi, pedagogisti e formatori, focalizzando la loro attenzione in particolare sul disegno che chiamarono Disegno Onirico, per la sua forza espressiva simbolica, come i sogni.

Dallo psicodramma olistico alle artiterapie intermodali

Bermolen e Dal Porto definivano il loro approccio “psicodramma olistico”, per sottolineare una visione globale della persona — psicologica, emotiva, corporea, esistenziale e spirituale — e l’integrazione di diversi linguaggi espressivi: disegno, drammatizzazione, scrittura, musica e danza.gallery-thumbnail-1

Oggi il Disegno Onirico può essere collocato nell’ambito delle artiterapie creative intermodali, caratterizzate dall’uso intenzionale e integrato di più canali espressivi nei contesti clinici ed educativi.

Nel corso degli anni il metodo è stato approfondito e sistematizzato, in particolare grazie al contributo di Lucia Moretto, che ha integrato l’esperienza clinica con studi sull’analisi della composizione artistica e sulla simbologia.

Ha così elaborato criteri di osservazione dell’opera grafica utili a orientare le ipotesi di lavoro nelle relazioni individuali o in gruppo.

(nella foto Lucia Moretto e Maria Grazia Dal Porto, ponte de Las Mujeres, Buenos Aires, 2013)

L’etica dell’interpretazione nel Disegno Onirico

Un principio fondamentale del metodo riguarda l’etica dell’interpretazione.

Il disegno non viene “spiegato dall’alto”, ma diventa il punto di partenza per un processo in cui la persona stessa, attraverso la narrazione e la scena psicodrammatica, scopre e integra i propri contenuti simbolici: non si rivela mai ciò che la persona non è pronta ad accogliere

In questo senso, il Disegno Onirico non è un test proiettivo, ma uno strumento di accompagnamento e di consapevolezza.

Ambiti di applicazione del Disegno Onirico

Oggi il Disegno Onirico è utilizzato in diversi contesti: nella psicoterapia individuale e di gruppo, nella formazione, nei percorsi educativi e nei gruppi di crescita.

Può essere elaborato con pratiche dialogiche o con metodi attivi.

Per gli psicoterapeuti rappresenta uno strumento prezioso nelle fasi iniziali del percorso o nei momenti di impasse; per i professionisti della relazione d’aiuto è un oggetto intermediario che facilita l’espressione e la narrazione di sé e il potenziamento delle risorse; per educatori e formatori è una via creativa per attivare partecipazione, spontaneità e co-costruzione attorno a uno specifico argomento.

Accanto agli ambiti professionali, il Disegno Onirico può essere praticato anche come esperienza personale di autocura.

Il semplice atto di disegnare, unito all’auto-osservazione del processo creativo, ha un valore liberatorio e armonizzante, accessibile a tutti, anche a chi ritiene di “non saper disegnare”.

Dal foglio alla scena: il valore trasformativo del Disegno Onirico e dei metodi attivi.

Il Disegno Onirico si inserisce pienamente nelle artiterapie intermodali:

-dal foglio alla scena psicodrammatica, per rendere visibile il mondo interno, concretizzare gli elementi simbolici come ruoli psicodrammatici, agirli, svelarli ed elaborarli nell’azione per trovare nuovi equilibri.

-dal foglio alla scena sociodrammatica per concretizzare e agire i contenuti di gruppo come ruoli sociali ed elaborarli coerentemente al tema e all’obiettivo dell’intervento educativo o formativo.

Per approfondire consulta il testo: https://www.francoangeli.it/Libro/Il-disegno-che-cura?Id=30510