Artiterapie intermodali: Disegno onirico e Psicodramma

Origini del Disegno Onirico

Il Disegno Onirico nasce a Buenos Aires alla fine degli anni ’70 dall’incontro fecondo tra arte e psicologia del profondo.

A darvi origine furono Maria Grazia Dal Porto e Alberto Bermolen, psicoterapeuti e psicodrammatisti, insieme al pittore e storico dell’arte Abel Luis Raggio.

Da una reciproca fascinazione tra linguaggio artistico e ricerca psicologica prese forma un metodo capace di integrare espressione grafica, simbolo e lavoro clinico. In questo scambio nacque un approccio originale, in cui il disegno non è una semplice tecnica espressiva, ma uno strumento di conoscenza, relazione e trasformazione.

Lo sviluppo del metodo tra Buenos Aires e Italia

Il metodo si sviluppò all’interno del Centro de estudios y investigación di Buenos Aires, dove i due psicologi promossero un modello di psicologia integrata che univa psicologia del profondo, psicodramma, disegno, gestalt, analisi transazionale e psicosintesi.

A partire dal 1977 Dal Porto e Bermolen iniziarono a operare anche in Italia, collaborando con istituzioni educative e formative.

Emerse con chiarezza il potere espressivo e catartico del disegno: attraverso la successiva messa in scena psicodrammatica, le persone potevano esprimere parti intime della propria identità, confrontarsi in modo rispettoso e co-creare nuove prospettive di crescita.

Psicodramma olistico e arti terapie intermodali

Bermolen e Dal Porto definivano il loro approccio “psicodramma olistico”, per sottolineare una visione globale della persona — psicologica, emotiva, corporea, esistenziale e spirituale — e l’integrazione di diversi linguaggi espressivi: disegno, drammatizzazione, scrittura, musica e danza.

Oggi il Disegno Onirico può essere collocato nell’ambito delle arti terapie creative intermodali, caratterizzate dall’uso intenzionale e integrato di più canali espressivi nei contesti clinici ed educativi.

Nel corso degli anni il metodo è stato approfondito e sistematizzato, in particolare grazie al contributo di Lucia Moretto, che ha integrato l’esperienza clinica con studi sull’analisi della composizione artistica e sulla simbologia.

Ha così elaborato criteri di osservazione dell’opera grafica utili a orientare le ipotesi di lavoro e l’intervento psicodrammatico.

L’etica dell’interpretazione nel Disegno Onirico

Un principio fondamentale del metodo riguarda l’etica dell’interpretazione: non si rivela mai ciò che la persona non è pronta ad accogliere.

Il disegno non viene “spiegato dall’alto”, ma diventa il punto di partenza per un processo in cui la persona stessa, attraverso la narrazione e la scena psicodrammatica, scopre e integra i propri contenuti simbolici.

In questo senso, il Disegno Onirico non è un test proiettivo, ma uno strumento di accompagnamento e di consapevolezza.

Ambiti di applicazione del Disegno Onirico

Oggi il Disegno Onirico è utilizzato in diversi contesti: nella psicoterapia individuale e di gruppo, nella formazione, nei percorsi educativi e nei gruppi di crescita.

Per gli psicoterapeuti rappresenta uno strumento prezioso nelle fasi iniziali del percorso o nei momenti di impasse; per i professionisti della relazione d’aiuto è un oggetto intermediario che facilita l’espressione e la narrazione di sé; per educatori e formatori è una via creativa per attivare partecipazione, spontaneità e co-costruzione nei gruppi.

Accanto agli ambiti professionali, il Disegno Onirico può essere praticato anche come esperienza personale di autocura.

Il semplice atto di disegnare, unito all’auto-osservazione del processo creativo, ha un valore liberatorio e armonizzante, accessibile a tutti, anche a chi ritiene di “non saper disegnare”.

Dal foglio alla scena: il valore trasformativo del Disegno Onirico

Il Disegno Onirico si inserisce pienamente nelle arti terapie intermodali: dal foglio alla scena, per rendere visibile il mondo interno, in un’esperienza condivisa di crescita.